Un tema particolarmente caldo e discusso quello del congedo di paternità, che in Italia sembra non avere particolarmente presa nel panorama aziendale, mentre all’estero sia più facilmente riconosciuto. Una sorta di tacito “consenso” tutto italiano che impedisce ai padri di esprimere appieno la loro identità, lasciandoli in una condizione frustrante e confusa.

Quali sono dunque gli ostacoli che i padri sono costretti a dover affrontare?

Stereotipi e pregiudizi sono al primo posto e riflettono l’immagine ormai vecchia e superata del “padre (in un ruolo minoritario) che lavora e la madre bada ai figli”.

La gestione del tempo è un fattore determinante nel destreggiarsi tra lavoro e famiglia e per i padri è oggettivamente difficile organizzare la quotidianità, incastrando tutti gli impegni e dedicando il tempo e le energie necessarie che i figli richiedono. Questa difficoltà nel conciliare felicemente vita e lavoro porta all’amletica “scelta obbligata”: investire sulla famiglia mettendo in secondo piano la carriera professionale o, al contrario, dedicarsi al lavoro lasciando meno spazio alla cura dei figli?

Infine, la tecnologia, presenza costante nella quotidianità, si rivela un fattore di disturbo che non consente di staccare completamente dal lavoro.

Sociologi e economisti dimostrano come il congedo sia una scelta positiva sia per la famiglia che per l’azienda e porti effetti positivi sul rendimento e la produttività dei dipendenti. L’Osservatorio MAAM conferma queste affermazioni: il 97% risulta più felice, il 39% è più attento alla gestione del tempo e il 29% è in grado di ridimensionare meglio i problemi sul lavoro. L’avventura della paternità migliora incredibilmente la loro capacità di ricerca di un equilibrio personale, fatto di una visione più ampia del mondo, maggiore responsabilità e attenzione al futuro. Persone “nuove”, quindi, capaci di continuare ad apprendere, sbagliare e accogliere il cambiamento come fattore costante della vita quotidiana, con energie rinnovate da utilizzare in famiglia e sul lavoro.

Di congedi di paternità si è parlato anche al Tempo delle Donne, la tre giorni milanese diventata ormai un appuntamento fisso per parlare di attualità al femminile.

Avevamo già parlato del Tempo delle Donne qui: LA FELICITÀ TRA FAMIGLIA E LAVORO

Numerosi gli spunti emersi durante questo evento lanciati dagli speaker che hanno preso parte insieme a noi al panel dal titolo “Co-genitori e contenti”: Francesca Polti, direttore generale dell’omonima azienda è convinta dell’importanza di un clima sereno quando un dipendente sta per diventare genitore, facendosi promotrice di una politica volta a offrire strumenti di flessibilità per i collaboratori; Vera Slepoj, psicanalista, sostiene il valore fondamentale del partner che “stia accanto alla compagna per sostenerla”, ascoltandola, tranquillizzandola e facendola riposare; Massimiliano Ossini, noto conduttore tv, esprime il suo punto di vista di papà sottolineando come la famiglia debba essere una squadra; Riccarda Zezza invita a ripensare a una nuova immagine di papà, libero da stereotipi e capace di esprimersi in tutta la sua identità.

Tutti hanno concordato su un punto, un valore da vivere e costruire ogni giorno con slancio e voglia di fare, e tema della quinta edizione dell’evento: la felicità.